8.02.2012
Vernice (la storia di una poesia)
5.11.2011
5.08.2010
ADRIANO BARONE - Carni (E)strane(e)

Da questa settimana, e per tutto il mese di maggio, in tutte le edicole d'Italia è disponibile la prima raccolta di racconti horror/Bizarro Fiction/New Weird di Adriano Barone, pubblicata come numero 14 di Urania Epix.
Curiosità e approfondimenti sul sito ufficiale del libro.
Qui sotto, The Machine in tutto il suo splendore.
7.27.2009
La fortuna aiuta gli audaci

Sono un paio di settimane che seguo con attenzione il blog di Carlton Mellick III, dove l'argomento all'ordine del giorno è il marathon writing (leggetevi in particolare il post Quantity vs. Quality e i commenti di Adriano Barone qui e qui).
Fino a oggi, ero "solo" estremamente interessato dai ragionamenti di Mellick, ma con il suo ultimo post il giovane bizarro writer americano è riuscito a solleticare ogni più recondito poro del mio cervello attraverso un'ardita ma pregnante analogia fra poker e scrittura creativa. Cito traducendo.
Nel poker, per quanto strano possa sembrare, la fortuna tende ad aiutare gli audaci.
È così che funzionano le cose in questo universo.
7.08.2009
Alla scoperta di David Sedaris
Trattasi di uno scrittore di origine greca (info biografiche qui) di cui mi è capitato di leggere un divertentissimo testo, letto in occasione del festival Conversazioni di Capri, quest'anno dedicato ai vizi capitali.
In questo scritto inedito, Sedaris affronta il tema dell'avidità.
Vuole l' autografo? Lasci pure la mancia...
Quando uno scrive da un po' di tempo è naturale che cominci a nutrire qualche speranza. Per me l' obiettivo è sempre stato un tour promozionale. Firmare le copie, leggere ad alta voce, portarsi appresso tutta una serie di penne e pennarelli in uno specialissimo astuccio: ecco la vita che faceva per me. Quando infine pubblicai il mio primo libro, andai in otto città, e in ognuna ricevetti manifestazioni dì solidarietà. «Spostarsi in continuazione dev' essere terribile», insisteva la gente. Usavano un sacco la parola «punitivo», ma io me la godetti dal primo all' ultimo istante. Il tour per l' edizione tascabile durò il doppio, e dunque mi piacque il doppio. Per i libri successivi il tour fu di un mesetto, con una media di venticinque città. Se non mi sono mai stancato è perché ho avuto molta fortuna, una fortuna anche un po' ingiusta. Lavorando alla radio mi ritrovo ad avere un pubblico gonfiato, nel senso che mi capita di arrivare in una libreria e trovare ad aspettarmi tra le trecento e le mille persone. Non tutte comprano libri, ma per me non è mai stato un fattore determinante. Se un reading è in programma alle sette, a me piace arrivare in libreria per le cinque. Così posso darmi subito da fare, dedicandomi a quelli che arrivano in anticipo. La sessione di firme più lunga che ho fatto è durata otto ore. È terribile pensare di stare in piedi per tutto quel tempo, ma molti non l' hanno fatto. Dopo il reading se ne sono andati a cena, per tornare con i loro libri più tardi. Alcuni sono andati a cena e a vedere un film. Altri sono andati a cena e il film l' hanno girato. Dopodiché sono tornati e mi hanno offerto le loro manifestazioni di solidarietà. «Dio, sarà stanco morto». Può suonare retorico, ma è vero che non ho mai scordato la mia fortuna. Ero ciò che avevo sempre desiderato, e in una versione talmente grande, talmente esagerata che se anche qualcuno si poneva in maniera sgradevole, io ne volevo ancora. Poi sono diventato avido, e per poco non ho rovinato tutto. La cosa ha avuto inizio durante il tour per l' edizione tascabile di Mi raccomando tutti vestiti bene. Ero a Naperville, nell' Illinois, e stavo andando alla libreria con la persona che ti accoglie in ogni città e ti porta alle interviste e agli appuntamenti. Mi ricordo che era sabato pomeriggio. Ero a corto di contanti, e così ci siamo fermati a un bancomat, dove ho infilato la carta nella fessura e sono stato mandato a quel paese. La scena si è ripetuta nei due bancomat successivi. L' accompagnatore, Bill, si è offerto di anticiparmi un po' di soldi, ma io avevo un' idea migliore. In America ormai tutti hanno il contenitore per le mance. È un fenomeno cominciato nelle caffetterie. Ha invaso le tintorie e i fioristi, e in seguito un po' tutte le attività commerciali. In un albergo di Memphis ho visto un pianoforte meccanico con sopra un contenitore per le mance. È stato allora che ho capito che tutto era possibile. E così, visto che la mia carta non funzionava, ho messo un bicchiere sul tavolo dove firmavo i libri. «Per cos' è?», mi ha chiesto una signora. E io: «Per le mance, no?». «Gli scrittori prendono la mancia quando firmano i libri?». «Ma certo», le ho risposto. «Perché non dovrebbero?».
Lei ha lasciato un paio di monetine. Ecco cos' ho imparato alla fine del primo giorno: quando il bicchiere è pieno, la gente pensa che di soldi ne hai a sufficienza, ogni tanto bisogna svuotarlo. Oppure, meglio ancora, procurarsi un contenitore più capiente. E non intendo un barattolo di caffè. Intendo un vaso. È così che sono passato da ventotto dollari a sera a duecentotrenta. Un' altra cosa che ho imparato è che incoraggiarli aiuta. «Oddio!», dicevo, non proprio urlando ma quasi, «Guardate, Todd ha appena lasciato due dollari! Che gentile, no?». Così scoraggiavo il ricorso alle monetine, e stimolavo quelli che venivano dopo Todd a seguire il suo esempio. Ho cominciato a chiedere mance quel sabato, pensando di continuare fino a mercoledì. Nel frattempo avrei parlato con la banca e ricevuto un bancomat nuovo. Il bancomat è poi arrivato, ma a quel punto mi sono accorto che avevo imboccato un cammino senza ritorno. Da duecentotrenta dollari al giorno sono passato a quattrocento, ampliando la gamma dei servizi offerti. Continuavo ad arrivare nel negozio due ore prima, cominciando a firmare i libri di quelli che erano arrivati in anticipo. Ora, però, un quarto d' ora prima che il reading iniziasse mi piazzavo in fondo alla sala e dicevo: «Se volete, per cinque dollari firmo il libro subito». Detto così sembra tanto, ma potendo scegliere tra pagare cinque dollari e aspettare cinque ore una persona sana di mente cosa farebbe? «Ha il resto di venti?», mi chiedeva qualcuno. E io: «Certo». Din, din. A Las Vegas ho tirato su duecentonovantadue dollari. Ad Anchorage, trecentoquarantaquattro. A Los Angeles un tizio mi ha dato un biglietto da cento per farsi autografare tre libri. «Lei non capisce», gli ho detto. «Io di questi soldi non ho bisogno». «E io voglio darglieli lo stesso», mi ha risposto. Se fuori dalla porta avesse trovato un mendicante non avrebbe mollato un centesimo, ma la gente ama dare soldi a chi non ne ha bisogno. Era una specie di gioco. «Ecco dieci dollari». «Eccone venti». «Ehi, Mike, dagliene cinquanta!». Continuavo a ripetermi che era tutto uno scherzo, però ogni tanto osservavo la cosa da un' altra angolazione, come quelle immagini che se le guardi da un lato vedi una bella ragazza, e dall' altro un teschio. A quel punto provavo vergogna, ma mai abbastanza da smettere. A Louisville, nel Kentucky, ho accettato i soldi della paghetta di un bambino di dieci anni che per venirmi a sentire aveva fatto un viaggio di due ore e mezzo. Non prendevo la gente di petto, non ho mai detto a qualcuno che doveva darmi la mancia, eppure dopo un po' di tempo, parlo di ore, non di settimane, ho cominciato a odiare quelli che non mi davano niente. Stronzi egoisti, pensavo. Poco importava che avessero comprato il libro, e aspettato in piedi, al caldo, in fila. A fine serata contavo i soldi. Solo duecentoquattordici?, pensavo. In questa libreria non ci metto più piede. Città che una volta visitavo volentieri ora mi sembravano posti da pezzenti. San Francisco, per esempio, e Boulder, in Colorado, capitale americana del braccino corto. Dallas invece non era male: quattrocentocinquantaquattro dollari! Nuovo record. Avevo cominciato a metà del tour, e una volta finito mi sono ritrovato con più di quattromila dollari. La mia raccolta di racconti successiva, Quando siete inghiottiti dalle fiamme, è uscita nel giugno del 2008. Il tour è durato un mese, e pur essendomelo goduto non sono riuscito a togliermi di dosso la sensazione che mancasse qualcosa. Migliaia di cose, a dire il vero. Certe sere guardavo la folla davanti a me e non pensavoDio quanto sono fortunato, ma Chissà quanti soldi mi avrebbero dato.
David Sedaris
11.26.2008
A Videomeditation by Giuseppe Genna

On Giuseppe Genna's blog I found an interesting Blob like videomeditation about recent Italian history. This video is connected in some ways to Genna's latest novel, Italia De Profundis, which I'm reading now and that's really shocking me.
As soon as I finish reading I will post my impressions on the book, that, in my opinion, is set to become one of the most important Italian novels ever.
Sul suo blog Giuseppe Genna propone un'interessante videomeditazione sulla storia recente d'Italia. Questo video è collegato all'ultimo romanzo di Genna, Italia De Profundis, che sto leggendo in questi giorni. Il romanzo mi sta davvero sconvolgendo e credo sinceramente diventerà uno dei romanzi italiani più importanti di sempre.
5.07.2008
Blog VS Book
Per chi mastica l'inglese, l'originale, Fugitive pieces, è qui.
L'intervento di Poole è molto interessante e parte da una domanda fondamentale: abbiamo ancora bisogno dei libri?
La risposta di Poole ve la lascio scoprire, vi anticipo solo che centra Denis Johnson.
Johnson, autore della seminale raccolta di racconti Jesus Son (Einaudi) è il mio scrittore di racconti brevi preferito. Sì, l'ho detto.
Lo ripeto, lo urlo: IL MIO SCRITTORE DI RACCONTI BREVI PREFERITO.
Da pochi mesi è uscito il suo nuovo romanzo, Tree of Smoke.
Ne riparleremo presto.
4.17.2008
Era un uomo buono
Era un uomo buono.
Non l'avreste mai detto osservandolo riporre su un fazzoletto ricamato le unghie appena strappate e prendere dal camino un lungo ago arroventato.
La bambina era svenuta per la terza volta.
4.15.2008
Monocromatica

Sto leggendo un bel libro, un po' inaspettato, perché dopo le prime pagine mi ero quasi convinto ad abbandonarlo.
Invece poi mi ha conquistato.
S'intitola Monocromatica ed è opera di un duo di attivisti dell'underground milanese che si celano dietro lo pseudonimo R. S. Blackswift.
Si cammina in bilico fra noir e fantasy, in una Milano dipinta con una certa maestria nelle sua oscurità e nelle sue tradizioni.
Cioè, mi ha fatto venir voglia di tornare a scrivere qualcosa su Milano.
Leggetevi l'articolo su Fantasy Magazine se volete saperne di più.
Io consiglio la lettura.
I due hanno anche un blog dove portano avanti diversi progetti scrittori.
2.26.2008
Ibrid@menti
Ibrid@menti.
Per chi voglia cimentarsi, il tema in corso è Identità Virtuali.
Io mi cimento.
2.23.2008
Only dead fish swim with the stream
Please welcome Submarine Magazine!
You can download the first issue of Sub Mag in PDF for free from the website.
Submarine Magazine is multilingual, with articles in English, French and Dutch, mainly about art & cinema.
Reading the 1st issue, I really loved Sarah's piece about La mostra.
I've been a bartender for a long time too (and had the pleasure to share with Sarah some of this time behind the counter).
I'm also a hidden artist, obviously, and I guess all of you are too...
2.21.2008
Come nasce un romanzo
Nel suo blog racconta passo passo la stesura del suo prossimo romanzo, un vero e proprio work in progress.
Come nasce la trama di una storia nella mente di uno scrittore? E i personaggi?
Come va organizzato il lavoro di stesura?
Tutte domande a cui sarà più facile rispondere dopo aver seguito gli sviluppi di questo progetto sul blog di Emanuele.
2.05.2008
L'uomo da 85.000 libri (e conseguenti divagazioni)

Mentre noi poveri scribacchini della domenica ci affanniamo per pubblicare anche solo poche righe su un sito che riceve sì e no undici visite uniche annuali, un tale di nome Philip M. Parker vanta su Amazon.com la bellezza di 85.759 libri a suo nome.
Che abbia scoperto il segreto de Lo scrittore automatico di Roald Dahl? [che in Italia è pubblicato assieme a Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra, entrambi racconti imperdibili].
Stimolato dalla notizia, ho scoperto anche che da un anno circa è uscito in Italia un romanzo intitolato Il generatore di storie. L'autore è Philippe Vassett, che molti già chiamano il nuovo Houellebecq.

E qui mi preme ricordare che La possibilità di un'isola, di quest'ultimo, è il più bel romanzo che
ho letto in tutta la mia vita.
Lo dico come quando ci si fa un tatuaggio: so bene che un'affermazione del genere non si tira indietro, e non ho paura.
Che poi ne scriverà anche meno di Parker, ma io preferisco così.
Dove l’arte non ha nome
"A Budapest c’è un parco, dietro la piazza degli Eroi. Nel parco c’è una statua di bronzo, che raffigura uno scrittore. Un cronista per l’esattezza; è stato il primo a raccontare la storia dei magiari. Sull’epigrafe c’è scritto semplicemente “anonymous”. Non sappiamo chi fosse, ma sappiamo cosa ha fatto. Come dire che contano i libri, non chi li scrive.
Se ci andate, giovani scrittori, ricordatevi di toccare la sua penna: sentirete fluire dentro di voi una grande ispirazione."
Visitatelo e setacciatelo. C'è solo da imparare.
1.30.2008
Ineradicable Stain
Ho conosciuto Shelley grazie a un documentario di
Paolo Cognetti, Il lato sbagliato del ponte.
Shelley ha scritto un racconto, Skin; il progetto è di tatuare tutto il racconto addosso a dei volontari, una parola per volta. Queste persone, dopo essersi tatuate, diventano a tutti gli effetti parole.
Se volete saperne di più sul progetto Skin andate qui.
Sarò presto anch'io una parola, ma forse lo sono sempre stato...
Grazie Shelley.

This Shelley Jackson's project fascinated me from the start. I knew about that watching a Paolo Cognetti's documentary, The Wrong Side of the Bridge.
Please have a look at the amazing project that is Skin.
I'll soon be a word too, but maybe I've always been...
Thanks Shelley.
