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8.02.2012
Mugen
E poi, dal nulla, a quasi 36 anni registri un disco free jazz al piano con uno dei percussionisti/batteristi italiani più affermati.
Il nuovo progetto si chiama MUGEN, le tracce sono 7, i titoli sono in giapponese e le emozioni sono da crepuscolo.
A breve anteprima audio.
Cortàzar intanto vivi e vegeti, debutto previsto per il 24 agosto alla Festa in Rosso di Verona.
Il 1 dicembre parteciperemo a Musicasfera a Verona, ecco la locandina dell'evento.
10.14.2011
Congo e cellulari
Cosa ha a che fare la guerra in Congo con i telefoni cellulari che usiamo tutti i giorni?
Scoprilo qui.
Scoprilo qui.
4.22.2011
1.16.2010
"Lasciate Explorer, non è sicuro": allarme dell'Autorità tedesca
Io l'ho sempre detto...
Qui la notizia.
Qui la notizia.
9.21.2009
6.28.2009
Updater miscellaneo
Che sto a fffà?
Tante cose, come direbbe il mitico Lapo...
Con i Fringe Self stiamo procedendo bene: il piano di avere un EP di 5 pezzi pronto per l'autunno è ancora in piena forma. Sul Myspace della band c'è sempre Monochromatic in ascolto; presto un secondo brano, Mental Kinbaku Patterns.
Sul blog della band sono postati due testi nuovi, Mental Kinbaku Patterns, appunto, e Dark Crystal Vibration.
Se pensate che il kinbaku sia una pietanza orientale tipo il timballo, per carità andate qui. Se invece vi interessano ricette per timballi, allora andate qui.
Gli altri due progetti segnano un po' il passo ma procedono.
Non resisto e butto lì un paio di indizi.
Progetto n°1: guardate chi suona oggi al Bottom Lounge di Chicago.
Progetto n°2: sapete cos'è la micromusica?
Poi, sto leggendo una sceneggiatura super segretissima di The Machine Barone (sì, bro, a quest'ora la leggo! E quando sennò???) per la quale, solo Visnhu sa perché, ho individuato come colonna sonora ideale i Red Sparowes.
Poi, mi sto preparando al TagoFest 5,
che si svolgerà dal 3 al 5 luglio a Massa. L'elenco di gruppi che suonano è commovente e ve lo posto per intero:
A Spirale
Be Maledetto Now!
Blake/e/e/e
Bread Pitt
Cani Sciorrì
Cavallo Wanislavskji
Comaneci
Daniele Brusaschetto
D.U.N.E.
Drink to Me
Gazebo Penguins
Larva & Trashsound
Lebowski
Lendormin + Sarah Dietrich + Tiziana Lo Conte
Lleroy
Marnero
Meerkat
MGZ
NEO
Nicker Hill Orchestra
Nufenen
Quasiviri
Scum from the Sun
She Said What?!
Squarcicatrici
Squartet
The Hutchinson
Trouble vs Glue
Wora Wora Washington
X-Marillas
Xtravagance Core
Poi?
Tante cose, come direbbe il mitico Lapo...
Con i Fringe Self stiamo procedendo bene: il piano di avere un EP di 5 pezzi pronto per l'autunno è ancora in piena forma. Sul Myspace della band c'è sempre Monochromatic in ascolto; presto un secondo brano, Mental Kinbaku Patterns.
Sul blog della band sono postati due testi nuovi, Mental Kinbaku Patterns, appunto, e Dark Crystal Vibration.
Se pensate che il kinbaku sia una pietanza orientale tipo il timballo, per carità andate qui. Se invece vi interessano ricette per timballi, allora andate qui.
Gli altri due progetti segnano un po' il passo ma procedono.
Non resisto e butto lì un paio di indizi.
Progetto n°1: guardate chi suona oggi al Bottom Lounge di Chicago.
Progetto n°2: sapete cos'è la micromusica?
Poi, sto leggendo una sceneggiatura super segretissima di The Machine Barone (sì, bro, a quest'ora la leggo! E quando sennò???) per la quale, solo Visnhu sa perché, ho individuato come colonna sonora ideale i Red Sparowes.
Poi, mi sto preparando al TagoFest 5,
che si svolgerà dal 3 al 5 luglio a Massa. L'elenco di gruppi che suonano è commovente e ve lo posto per intero:
A Spirale
Be Maledetto Now!
Blake/e/e/e
Bread Pitt
Cani Sciorrì
Cavallo Wanislavskji
Comaneci
Daniele Brusaschetto
D.U.N.E.
Drink to Me
Gazebo Penguins
Larva & Trashsound
Lebowski
Lendormin + Sarah Dietrich + Tiziana Lo Conte
Lleroy
Marnero
Meerkat
MGZ
NEO
Nicker Hill Orchestra
Nufenen
Quasiviri
Scum from the Sun
She Said What?!
Squarcicatrici
Squartet
The Hutchinson
Trouble vs Glue
Wora Wora Washington
X-Marillas
Xtravagance Core
Poi?
12.23.2008
TERREMOTO!
Che strana sensazione dare in diretta questa notizia.
Me ne stavo al pc a lavorare e ha cominciato a ballarmi la sedia sotto il culo.
E voi, l'avete sentito il terremoto?
Me ne stavo al pc a lavorare e ha cominciato a ballarmi la sedia sotto il culo.
E voi, l'avete sentito il terremoto?
12.17.2008
IL MAGNOLIA RISPONDE A “IL GIORNALE”
Riporto il comunicato del Circolo Arci Magnolia di Milano.
Per saperne di più, visitate il blog di Adriano Barone.
IL MAGNOLIA RISPONDE A “IL GIORNALE”.
C'è un’Italia che vuole restare indietro. Non ha un solo colore, non ha una sola bandiera, ma un semplice obiettivo: condannare il paese alla palude nella quale si è messo con le proprie mani – a quell'eterno sterile e ammuffito scontro tra destra e sinistra, come fossimo ancora tutti quanti nei corridoi di un'università nel 1976. E' un harakiri che non stupisce: dietro le scrivanie di oggi ci sono gli anni di piombo di ieri, e piuttosto che scoprire che le nuove generazioni non hanno più nessuna voglia di spaccarsi le teste in nome di un cineforum o del giornale sotto braccio, molti preferiscono riaccendere la fiammella con l'arma vecchia della menzogna.
Che la usi la politica, è una prassi a cui tutti siamo ormai abituati. Che la usino i giornali è una novità a cui ci stiamo amaramente abituando ma alla quale non vogliamo rassegnarci. Questa mattina il Giornale titola in prima pagina "è ora che i Circoli Arci paghino le tasse". E continua: discoteche, ristoranti, palestre, saune e perfino locali hard spacciati per centri culturali. Seguono due pagine di inchiesta, con un ampio spazio sul circolo di cui sono presidente – l'Arci Magnolia di Segrate. Come si diceva - che i giornali sembrino oggi poter fare a meno delle basi stesse del giornalismo, non è più un fatto che dia scandalo. Quindi non ha probabilmente più senso stupirsi della mancanza di un contradditorio o indignarsi per le falsità disseminate da Paolo Beltramin. A nulla servirebbe infatti replicare punto per punto alle bugie portate come prove schiaccianti alla tesi per la quale i Circoli Arci non avrebbero più – o non avrebbero mai avuto – senso d'essere. Paolo Beltramin non si preoccupa neanche di risultare inattaccabile, sicuro come sarà di una folla esultante al grido di "era ora che qualcuno lo dicesse". Quasi sembra compiacersi della sua condotta giornalistica: titola "gin a 7 euro e zero scontrini" parlando di una sua folle serata al Magnolia venerdì 12 ottobre. Il fatto che il Magnolia fosse chiuso il dodici ottobre e che prezzi e informazioni siano assolutamente falsi non è certo cosa che gli interessi.
Quello che gli preme da dentro è un risentimento antico, è una parola che gli rode il fegato: cultura. Questo è il suo modo di rifarsi oggi: far credere a una società ormai adulta che la cultura sia un fatto di sinistra, che voglia dire solo dibattiti noiosi, cineforum in lingua originale e discussioni su registi polacchi di cui non si sa scrivere il nome. Evidentemente, Paolo Beltramin non ha mai capito cosa diavolo fosse questa cultura di cui la gente si riempiva la bocca. Per sfortuna sua e fortuna dell'Italia, le nuove generazioni lo hanno capito. Cultura vuol dire condivisione di valori e discussione degli stessi, vuol dire spazi e possibilità di espressione, vuol dire musica, libri, mostre, danze, vuol dire – alla lettera – tutto ciò che non è natura, istinto, impulso. Il Circolo Magnolia è un centro di cultura da quattro anni, e lo ha dimostrato a migliaia e migliaia di milanesi – così tanti da esser certi che tra essi vi siano in abbondanza lettori de Il Giornale – che da sempre offre spazio e spalla alla diffusione degli eventi stessi del circolo. A Paolo Beltramin certo fa comodo continuare a figurarsi la cultura come una cosa di sinistra, ma all'Italia farebbe più comodo che la cultura fosse una cosa di tutti.
Ovvero, quello che si propone da sempre il Magnolia: una programmazione culturale ampia e variegata che possa fungere da faro per i giovani e meno giovani lombardi, un'alternativa all'intrattenimento bieco e vuoto di gran parte dell'industria della notte, prezzi bassi se non bassissimi (perdonaci Paolo, ma quando hai chiesto ai tuoi amici di prenderti un gin tonic, devono essersi intascati un paio di euro), un impegno costante nel dar spazio alle band locali, un impegno costante nel cercare soluzioni ragionevoli per l'ambiente (i pannelli fotovoltaici per alimentare l'intero circolo), per chi ci lavora (tutti gli utili del circolo vengono riutilizzati per assumere il personale) e per tener lontano chi lo frequenta da strade pericolose (al Magnolia il servizio d'ordine rende impossibile lo spaccio che in altri locali è una triste abitudine). Tutto ciò pagando le tasse e i contributi per ogni persona coinvolta nella gestione stessa del locale. Col particolare, volontariamente omesso da Paolo, che ogni utile di un Circolo Arci dev'essere reinvestito in attività culturali e ricreative, rendendo di fatto impossibile l'arricchimento che l'inchiesta si propone di denunciare.
E' triste dove rispondere alle accuse quando sono tanto sconnesse e zoppicanti da non meritare attenzione, come non meriterebbe attenzione all'alba del 2009 chi ancora crede che la musica elettronica sia sinonimo di corruzione e malvagità, chi ha paura del nuovo perché ha sempre vissuto avendo paura. E' triste ma necessario. E non per far cambiare idea a chi dovesse imbattersi nella gloriosa inchiesta di Beltramin, ma per banale tributo alla verità – una dea che ha sempre meno fedeli tra i giornalisti. D'altronde, i nemici della cultura – a destra come a sinistra – hanno la testa troppo dura e quadrata per poter capire che la terra è rotonda.
Al contrario, quelli che avranno in mano il mondo dopodomani, e che oggi frequentano in massa il Circolo Magnolia, avranno condiviso a tal punto i valori di tolleranza, ospitalità, uguaglianza, democraticità e felicità che da sempre professiamo, da rendere inutili repliche come questa.
Nelle due pagine ci sono una decina di articoli dedicati all'ARCI, ma ce n’è uno tutto per noi e questo mi galvanizza perchè se una testata nazionale come "Il Giornale" ci dedica tanto spazio vuol dire che qualcosa di buono abbiamo pur fatto.
Le inesattezze partono proprio dal titolo e proseguono nell’analisi della parte fiscale. E mi domando se prima di fare certe affermazioni un giornalista de "IL Giornale" per eccellenza si sarà preparato in materia fiscale per scrivere tali fesserie.
Sicuramente sarà informato sul fatto che al Magnolia ci sono 11 persone assunte a tempo indeterminato, che pagano contributi (quali altri locali di stampo commerciale a Milano hanno 11 assunti?).
Sicuramente saprà che l'associazione non ha un debito o finanziamenti a carico.
Sicuramente saprà che ha investito tutti gli utili in attività di promozione sociale, che sponsorizza una squadra di calcio di Clownterapia (AVS), che ha versato da poco un contributo di 5000 euro per la costruzione di una casa famiglia a Segrate (amministrata dal centro-destra), che collabora con i Servizi alla Persona del comune stesso, ospitando gli anziani nel periodo estivo.
Sicuramente saprà che ogni anno il Circolo Magnolia si sottopone alla verifica della Commissione Provinciale di Vigilanza che certifica l’idoneità delle strutture per la licenza di pubblico spettacolo.
Sicuramente saprà che in questi anni ci sono stati controlli ed ispezioni di Polizia Locale, NAS dei Carabinieri e Siae che non hanno riscontrato alcuna anomalia e irregolarità, a differenza dell’inchiesta del nostro Paolo Beltramin.
Sicuramente saprà che lo spazio, per cui paghiamo regolare canone, affidatoci 4 anni fa dall’attuale Amministrazione Provinciale, era in completo stato di degrado perché praticamente inutilizzato durante l’Amministrazione Colli.
Sicuramente saprà che sta lavorando per investire tutti gli utili su pannelli fotovoltaici e progetti di ecologia.
Ma sicuramente lo saprà, visto che proprio il suo giornale ci cita nella pagina degli spettacoli praticamente ogni settimana, che gli spettacoli teatrali, cabaret, dj set, concerti, liscio per anziani ecc. a differenza di tutti i locali di Milano hanno un costo contenuto se non gratuito; saprà che proponiamo circa 250 spettacoli di diverso genere all'anno, che abbiamo 4 corsi di formazione nel campo della musica, spettacolo ecc...
Ma questo lo sa di sicuro Paolo Beltramin! E allora come si permette di paragonarci all'Hollywood (con tutto il rispetto parlando), come può scrivere un articolo del genere, con inesattezze e falsità, come si permette di screditare un posto come il Circolo MAGNOLIA?
Il presidente Ass. Arci Magnolia
Andrea Pontiroli
Per saperne di più, visitate il blog di Adriano Barone.
IL MAGNOLIA RISPONDE A “IL GIORNALE”.
C'è un’Italia che vuole restare indietro. Non ha un solo colore, non ha una sola bandiera, ma un semplice obiettivo: condannare il paese alla palude nella quale si è messo con le proprie mani – a quell'eterno sterile e ammuffito scontro tra destra e sinistra, come fossimo ancora tutti quanti nei corridoi di un'università nel 1976. E' un harakiri che non stupisce: dietro le scrivanie di oggi ci sono gli anni di piombo di ieri, e piuttosto che scoprire che le nuove generazioni non hanno più nessuna voglia di spaccarsi le teste in nome di un cineforum o del giornale sotto braccio, molti preferiscono riaccendere la fiammella con l'arma vecchia della menzogna.
Che la usi la politica, è una prassi a cui tutti siamo ormai abituati. Che la usino i giornali è una novità a cui ci stiamo amaramente abituando ma alla quale non vogliamo rassegnarci. Questa mattina il Giornale titola in prima pagina "è ora che i Circoli Arci paghino le tasse". E continua: discoteche, ristoranti, palestre, saune e perfino locali hard spacciati per centri culturali. Seguono due pagine di inchiesta, con un ampio spazio sul circolo di cui sono presidente – l'Arci Magnolia di Segrate. Come si diceva - che i giornali sembrino oggi poter fare a meno delle basi stesse del giornalismo, non è più un fatto che dia scandalo. Quindi non ha probabilmente più senso stupirsi della mancanza di un contradditorio o indignarsi per le falsità disseminate da Paolo Beltramin. A nulla servirebbe infatti replicare punto per punto alle bugie portate come prove schiaccianti alla tesi per la quale i Circoli Arci non avrebbero più – o non avrebbero mai avuto – senso d'essere. Paolo Beltramin non si preoccupa neanche di risultare inattaccabile, sicuro come sarà di una folla esultante al grido di "era ora che qualcuno lo dicesse". Quasi sembra compiacersi della sua condotta giornalistica: titola "gin a 7 euro e zero scontrini" parlando di una sua folle serata al Magnolia venerdì 12 ottobre. Il fatto che il Magnolia fosse chiuso il dodici ottobre e che prezzi e informazioni siano assolutamente falsi non è certo cosa che gli interessi.
Quello che gli preme da dentro è un risentimento antico, è una parola che gli rode il fegato: cultura. Questo è il suo modo di rifarsi oggi: far credere a una società ormai adulta che la cultura sia un fatto di sinistra, che voglia dire solo dibattiti noiosi, cineforum in lingua originale e discussioni su registi polacchi di cui non si sa scrivere il nome. Evidentemente, Paolo Beltramin non ha mai capito cosa diavolo fosse questa cultura di cui la gente si riempiva la bocca. Per sfortuna sua e fortuna dell'Italia, le nuove generazioni lo hanno capito. Cultura vuol dire condivisione di valori e discussione degli stessi, vuol dire spazi e possibilità di espressione, vuol dire musica, libri, mostre, danze, vuol dire – alla lettera – tutto ciò che non è natura, istinto, impulso. Il Circolo Magnolia è un centro di cultura da quattro anni, e lo ha dimostrato a migliaia e migliaia di milanesi – così tanti da esser certi che tra essi vi siano in abbondanza lettori de Il Giornale – che da sempre offre spazio e spalla alla diffusione degli eventi stessi del circolo. A Paolo Beltramin certo fa comodo continuare a figurarsi la cultura come una cosa di sinistra, ma all'Italia farebbe più comodo che la cultura fosse una cosa di tutti.
Ovvero, quello che si propone da sempre il Magnolia: una programmazione culturale ampia e variegata che possa fungere da faro per i giovani e meno giovani lombardi, un'alternativa all'intrattenimento bieco e vuoto di gran parte dell'industria della notte, prezzi bassi se non bassissimi (perdonaci Paolo, ma quando hai chiesto ai tuoi amici di prenderti un gin tonic, devono essersi intascati un paio di euro), un impegno costante nel dar spazio alle band locali, un impegno costante nel cercare soluzioni ragionevoli per l'ambiente (i pannelli fotovoltaici per alimentare l'intero circolo), per chi ci lavora (tutti gli utili del circolo vengono riutilizzati per assumere il personale) e per tener lontano chi lo frequenta da strade pericolose (al Magnolia il servizio d'ordine rende impossibile lo spaccio che in altri locali è una triste abitudine). Tutto ciò pagando le tasse e i contributi per ogni persona coinvolta nella gestione stessa del locale. Col particolare, volontariamente omesso da Paolo, che ogni utile di un Circolo Arci dev'essere reinvestito in attività culturali e ricreative, rendendo di fatto impossibile l'arricchimento che l'inchiesta si propone di denunciare.
E' triste dove rispondere alle accuse quando sono tanto sconnesse e zoppicanti da non meritare attenzione, come non meriterebbe attenzione all'alba del 2009 chi ancora crede che la musica elettronica sia sinonimo di corruzione e malvagità, chi ha paura del nuovo perché ha sempre vissuto avendo paura. E' triste ma necessario. E non per far cambiare idea a chi dovesse imbattersi nella gloriosa inchiesta di Beltramin, ma per banale tributo alla verità – una dea che ha sempre meno fedeli tra i giornalisti. D'altronde, i nemici della cultura – a destra come a sinistra – hanno la testa troppo dura e quadrata per poter capire che la terra è rotonda.
Al contrario, quelli che avranno in mano il mondo dopodomani, e che oggi frequentano in massa il Circolo Magnolia, avranno condiviso a tal punto i valori di tolleranza, ospitalità, uguaglianza, democraticità e felicità che da sempre professiamo, da rendere inutili repliche come questa.
Nelle due pagine ci sono una decina di articoli dedicati all'ARCI, ma ce n’è uno tutto per noi e questo mi galvanizza perchè se una testata nazionale come "Il Giornale" ci dedica tanto spazio vuol dire che qualcosa di buono abbiamo pur fatto.
Le inesattezze partono proprio dal titolo e proseguono nell’analisi della parte fiscale. E mi domando se prima di fare certe affermazioni un giornalista de "IL Giornale" per eccellenza si sarà preparato in materia fiscale per scrivere tali fesserie.
Sicuramente sarà informato sul fatto che al Magnolia ci sono 11 persone assunte a tempo indeterminato, che pagano contributi (quali altri locali di stampo commerciale a Milano hanno 11 assunti?).
Sicuramente saprà che l'associazione non ha un debito o finanziamenti a carico.
Sicuramente saprà che ha investito tutti gli utili in attività di promozione sociale, che sponsorizza una squadra di calcio di Clownterapia (AVS), che ha versato da poco un contributo di 5000 euro per la costruzione di una casa famiglia a Segrate (amministrata dal centro-destra), che collabora con i Servizi alla Persona del comune stesso, ospitando gli anziani nel periodo estivo.
Sicuramente saprà che ogni anno il Circolo Magnolia si sottopone alla verifica della Commissione Provinciale di Vigilanza che certifica l’idoneità delle strutture per la licenza di pubblico spettacolo.
Sicuramente saprà che in questi anni ci sono stati controlli ed ispezioni di Polizia Locale, NAS dei Carabinieri e Siae che non hanno riscontrato alcuna anomalia e irregolarità, a differenza dell’inchiesta del nostro Paolo Beltramin.
Sicuramente saprà che lo spazio, per cui paghiamo regolare canone, affidatoci 4 anni fa dall’attuale Amministrazione Provinciale, era in completo stato di degrado perché praticamente inutilizzato durante l’Amministrazione Colli.
Sicuramente saprà che sta lavorando per investire tutti gli utili su pannelli fotovoltaici e progetti di ecologia.
Ma sicuramente lo saprà, visto che proprio il suo giornale ci cita nella pagina degli spettacoli praticamente ogni settimana, che gli spettacoli teatrali, cabaret, dj set, concerti, liscio per anziani ecc. a differenza di tutti i locali di Milano hanno un costo contenuto se non gratuito; saprà che proponiamo circa 250 spettacoli di diverso genere all'anno, che abbiamo 4 corsi di formazione nel campo della musica, spettacolo ecc...
Ma questo lo sa di sicuro Paolo Beltramin! E allora come si permette di paragonarci all'Hollywood (con tutto il rispetto parlando), come può scrivere un articolo del genere, con inesattezze e falsità, come si permette di screditare un posto come il Circolo MAGNOLIA?
Il presidente Ass. Arci Magnolia
Andrea Pontiroli
12.15.2008
The Great Shoe Assault to George Bush
All around the world, some good journalists still survive.
Interessante, per inserire la visita a sorpresa - e in incognito - di Bush in Iraq in un quadro geopolitico preciso, l'analisi di Vittorio Zucconi.
Interessante, per inserire la visita a sorpresa - e in incognito - di Bush in Iraq in un quadro geopolitico preciso, l'analisi di Vittorio Zucconi.
7.19.2008
7.11.2008
7.09.2008
L'insostenibile fragilità di internet
La rete, il world wide web. Appesi a un filo, a una "ragnatela" di byte controllata dall'uomo, o da molti uomini, o da pochi uomini potenti, ma non certo da un dio.
Potrebbe crollare tutto, da un momento all'altro, potrebbe davvero.
Questo è il pensiero che questa notizia scatena in me.
Questa volta è andata bene (o forse è andata male?).
Dan Kaminski, uno dei guru informatici ad aver individuato la mega falla e ad aver coordinato i lavori per ricucirla, spiega tutto nel suo sito, dove potete anche fare un check online della sicurezza dei DNS che usate sul vostro pc.
Potrebbe crollare tutto, da un momento all'altro, potrebbe davvero.
Questo è il pensiero che questa notizia scatena in me.
Questa volta è andata bene (o forse è andata male?).
Dan Kaminski, uno dei guru informatici ad aver individuato la mega falla e ad aver coordinato i lavori per ricucirla, spiega tutto nel suo sito, dove potete anche fare un check online della sicurezza dei DNS che usate sul vostro pc.
5.08.2008
5.07.2008
Non è un episodio
Su Veronablog il post del giorno è quello di Dietnam, che cita a sua volta un servizio del principale quotidiano veronese.
Per quanto mi riguarda, ho apprezzato molto il commento di Vittorino Andreoli
a TG3 Primo Piano dell'altro ieri (è ancora online su RaiClick, per chi volesse vederlo).
Appena avrò distillato il mio pensiero in parole lucide proverò a postarlo,
perché mi trovo in netto disaccordo con la maggior parte delle posizioni che sono state prese, sia da parte dell'informazione sia da parte della maggioranza dei miei concittadini.
Da L’ARENA di oggi:
LA TESTIMONIANZA
Il ricordo di un giovane aggredito in pieno centro solo per aver chiesto di passare.
Gli aggressori sono dello stesso gruppo dei cinque arrestati
Calci, pugni e la testa rotta a bottigliate
«La cosa che mi fa più male è vederli ancora in giro, con quelle facce strafottenti e gli occhi pieni di odio»
«Da un anno sono in cura da uno psicologo, soffro di insonnia e alla sera non esco più e, se proprio devo, rientro prima delle dieci perché molti di quelli sono ancora in giro, e non sono più tranquillo, le stesse facce strafottenti e gli occhi pieni di odio, sempre pronti a menar le mani e incuranti delle conseguenze». «Quelli» sono i giovani tra i 18 e i 25 anni che una sera di una anno fa, in pieno centro, a due passi da piazza Erbe, lo hanno massacrato di botte per aver chiesto a uno del gruppetto di passare. Amici dei cinque ragazzi finiti in cella per aver ucciso di botte Nicola Tommasoli. Lui, che dice di non vivere più sereno, che ha paura per i suoi familiari, che chiede di rimanere anonimo, sulla testa è pieno di cicatrici: bottigliate e bicchieri che gli hanno spaccato sul capo in un raid durato pochissimo, ma di una violenza inaudita e che lo ha mandato all’ospedale a farsi suturare le ferite. «Erano tutti in mezzo alla strada, saranno stati una decina, ho chiesto permesso, ma gentilmente, si sono limitati a guardarmi, si sono fatti da parte e poi, tutto di un colpo, mi hanno aggredito alle spalle. Mi hanno rotto una bottiglia in testa. E poi un’altra e un’altra ancora, ero ricoperto di sangue, ho cercato di difendermi ma erano in troppi e calciavano e tiravano pugni da tutte le parti. Per fortuna non sono caduto a terra, altrimenti era la fine, magari finivo come Nicola, il ragazzo che hanno ucciso». «La cosa che mi fa più male», continua, «è che nonostante siano stati individuati, denunciati e nonostante ci sia un’inchiesta in corso, molte di quelle facce le vedo ancora in giro, questi non hanno paura di niente e quando mi vedono mi guardano pure in segno di sfida». «In città li conoscono, e anche alla polizia, sono un gruppetto di una ventina di persone, si muovono in branco da un bar all’altro in cerca di risse. Vestono con polo e bomber, portano i capelli corti e hanno molti tatuaggi». A Verona, quindi, è emergenza criminalità. Ma gli stranieri non c’entrano, si tratta piuttosto di «quelli», giovani veronesi annoiati che si identificano nell’estrema destra perché fa figo essere violenti e che scorrazzano per la nostra bella «bomboniera» assetati di sangue. Il sindaco Flavio Tosi, che a dicembre ha marciato alla manifestazione del Veneto Fronte Skinheads ha commentato più volte l’aggressione di Nicola Tommasoli ribadendo, tra l’altro, che si è trattato «di un episodio isolato». Non è vero: ripercorrendo le cronache degli ultimi mesi, contando le denunce fioccate in Questura per aggressione, ascoltando gli agenti della Digos, sfogliando i giornali, emerge un quadro piuttosto definito e inquietante: i pestaggi in città nell’ultimo anno e mezzo si sono ripetuti con una cadenza allarmante. Sono a decine, da piazza Viviani a via Mazzini, da Veronetta a piazza Erbe, da Volto San Luca a Corso Cavour. Ragazzi inseguiti, malmenati, feriti e in alcuni casi accoltellati. La morte aspettava dietro l’angolo. Un’emergenza messa in evidenza dal nostro giornale il 26 marzo scorso quando pubblicammo l’allarme lanciato dagli 007 del Viminale sull’estremismo politico in città: «Riproposte tesi razziste», scrivevano gli agenti dell’intelligence che fa capo al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, «Gruppi dell’ultradestra hanno intensificato le iniziative di impronta xenofoba». Marchio pesante, clima incandescente. E non per i phone center o i negozi di kebab ma per il rischio che un giovane uscito per bersi una birra possa finire all’ospedale. «E chi si sente al sicuro perché si illude che questa gente se la possa prendere solo con i "diversi"», conclude il ragazzo pestato un anno fa, «sbaglia: io non ho niente che mi possa fare identificare come uno di sinistra, o come uno straniero, e quasi mi ammazzano di botte. C’è da avere paura, ma sul serio».
Intanto, sono arrivati anche i risultati dell'esame autoptico.
Per quanto mi riguarda, ho apprezzato molto il commento di Vittorino Andreoli
a TG3 Primo Piano dell'altro ieri (è ancora online su RaiClick, per chi volesse vederlo).
Appena avrò distillato il mio pensiero in parole lucide proverò a postarlo,
perché mi trovo in netto disaccordo con la maggior parte delle posizioni che sono state prese, sia da parte dell'informazione sia da parte della maggioranza dei miei concittadini.
Da L’ARENA di oggi:
LA TESTIMONIANZA
Il ricordo di un giovane aggredito in pieno centro solo per aver chiesto di passare.
Gli aggressori sono dello stesso gruppo dei cinque arrestati
Calci, pugni e la testa rotta a bottigliate
«La cosa che mi fa più male è vederli ancora in giro, con quelle facce strafottenti e gli occhi pieni di odio»
«Da un anno sono in cura da uno psicologo, soffro di insonnia e alla sera non esco più e, se proprio devo, rientro prima delle dieci perché molti di quelli sono ancora in giro, e non sono più tranquillo, le stesse facce strafottenti e gli occhi pieni di odio, sempre pronti a menar le mani e incuranti delle conseguenze». «Quelli» sono i giovani tra i 18 e i 25 anni che una sera di una anno fa, in pieno centro, a due passi da piazza Erbe, lo hanno massacrato di botte per aver chiesto a uno del gruppetto di passare. Amici dei cinque ragazzi finiti in cella per aver ucciso di botte Nicola Tommasoli. Lui, che dice di non vivere più sereno, che ha paura per i suoi familiari, che chiede di rimanere anonimo, sulla testa è pieno di cicatrici: bottigliate e bicchieri che gli hanno spaccato sul capo in un raid durato pochissimo, ma di una violenza inaudita e che lo ha mandato all’ospedale a farsi suturare le ferite. «Erano tutti in mezzo alla strada, saranno stati una decina, ho chiesto permesso, ma gentilmente, si sono limitati a guardarmi, si sono fatti da parte e poi, tutto di un colpo, mi hanno aggredito alle spalle. Mi hanno rotto una bottiglia in testa. E poi un’altra e un’altra ancora, ero ricoperto di sangue, ho cercato di difendermi ma erano in troppi e calciavano e tiravano pugni da tutte le parti. Per fortuna non sono caduto a terra, altrimenti era la fine, magari finivo come Nicola, il ragazzo che hanno ucciso». «La cosa che mi fa più male», continua, «è che nonostante siano stati individuati, denunciati e nonostante ci sia un’inchiesta in corso, molte di quelle facce le vedo ancora in giro, questi non hanno paura di niente e quando mi vedono mi guardano pure in segno di sfida». «In città li conoscono, e anche alla polizia, sono un gruppetto di una ventina di persone, si muovono in branco da un bar all’altro in cerca di risse. Vestono con polo e bomber, portano i capelli corti e hanno molti tatuaggi». A Verona, quindi, è emergenza criminalità. Ma gli stranieri non c’entrano, si tratta piuttosto di «quelli», giovani veronesi annoiati che si identificano nell’estrema destra perché fa figo essere violenti e che scorrazzano per la nostra bella «bomboniera» assetati di sangue. Il sindaco Flavio Tosi, che a dicembre ha marciato alla manifestazione del Veneto Fronte Skinheads ha commentato più volte l’aggressione di Nicola Tommasoli ribadendo, tra l’altro, che si è trattato «di un episodio isolato». Non è vero: ripercorrendo le cronache degli ultimi mesi, contando le denunce fioccate in Questura per aggressione, ascoltando gli agenti della Digos, sfogliando i giornali, emerge un quadro piuttosto definito e inquietante: i pestaggi in città nell’ultimo anno e mezzo si sono ripetuti con una cadenza allarmante. Sono a decine, da piazza Viviani a via Mazzini, da Veronetta a piazza Erbe, da Volto San Luca a Corso Cavour. Ragazzi inseguiti, malmenati, feriti e in alcuni casi accoltellati. La morte aspettava dietro l’angolo. Un’emergenza messa in evidenza dal nostro giornale il 26 marzo scorso quando pubblicammo l’allarme lanciato dagli 007 del Viminale sull’estremismo politico in città: «Riproposte tesi razziste», scrivevano gli agenti dell’intelligence che fa capo al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, «Gruppi dell’ultradestra hanno intensificato le iniziative di impronta xenofoba». Marchio pesante, clima incandescente. E non per i phone center o i negozi di kebab ma per il rischio che un giovane uscito per bersi una birra possa finire all’ospedale. «E chi si sente al sicuro perché si illude che questa gente se la possa prendere solo con i "diversi"», conclude il ragazzo pestato un anno fa, «sbaglia: io non ho niente che mi possa fare identificare come uno di sinistra, o come uno straniero, e quasi mi ammazzano di botte. C’è da avere paura, ma sul serio».
Intanto, sono arrivati anche i risultati dell'esame autoptico.
Per Calderoli un ministero a sorpresa. O a soppressa?

Perfino per Calderoli si prevede un ministero, a conferma che veramente con Berlusconi c’è un’opportunità per tutti. Rivedendo Camicie Verdi, il documentario sulla Lega di Claudio Lazzaro (stesso autore di Nazirock, ora in distribuzione nelle Feltrinelli), ricordo che Calderoli ha affermato di NON sentirsi minimamente colpevole per la rivolta contro l'ambasciata italiana in Libia (che ha causato una dozzina di morti) suscitata dalla sua apparizione con t-shirt anti-islamica di due anni fa.
Ed eccocelo ricomparire in un bel ministero (le indiscrezioni parlano di un qualcosa che ha a che fare con lo snellimento delle leggi).
Ho richiesto esplicitamente questa vignetta a Gianfalco, e lui mi ha accontentato.
Grazie Gianfalco, splendida vignetta!
5.06.2008
Ancora sulle contestazioni al Salone del Libro
Consiglio la lettura dell'intervento di Valerio Evangelisti su Carmilla.
Grazie ad Adriano per la segnalazione.
Grazie ad Adriano per la segnalazione.
5.04.2008
Veneto Verona Violenza
Sono molto scosso dalle notizie provenienti dalla mia città.
Constato, con assoluta tristezza, che non è cambiato nulla, rispetto a 15 anni fa.
Avrete seguito tutti la vicenda del giovane veronese pestato selvaggiamente e ora in fin di vita, da parte di un gruppo di giovanissimi veronesi, simpatizzanti di estrema destra.
Ieri la notizia che un ultrà neofascista dell'Hellas Verona si è costituito alle forze dell'ordine per il pestaggio di Nicola Tommasoli. Catturati oggi altri due ragazzi del gruppo, entrambi di Illasi, paesino dell'est veronese confinante con Colognola ai Colli, il mio paese originario.
La zone è tristemente nota alle cronache anche per la vicenda di Pietro Maso (Montecchia di Crosara è poco lontano).
Gli aggressori del ragazzo veronese in fin di vita si sono tutti dichiarati appartenenti al Veneto Fronte Skinheads. In proposito, vi invito caldamente a visitare il sito del VFS e a leggere i due ultimi, deliranti, comunicati. Già che ci siete, procuratevi anche il documentario di Claudio Lazzaro Nazirock, che apre uno squarcio molto interessante su Forza Nuova e altri movimenti giovanili di estrema destra in Italia.
Ma la cosa che mi fa più tristezza è che questa storia l'ho già vista, anzi, l'ho vissuta. Nel 1994, tornando a casa dopo una sera fuori con amici, mi hanno fermato tre ragazzi, chiaramente skin e ultrà del Verona, e mi hanno chiesto una sigaretta.
Non l'avevo. Uno di loro ha tirato fuori dai jeans una catena.
Ho sempre avuto la parola più veloce delle mani e delle gambe.
Sono in classe con G.T.
Mi sono uscite queste parole. Era vero.
I tre sono rimasti un po' dubbiosi, poi hanno iniziato a farmi domande.
Sapevo dove abitava, li ho convinti. Mi hanno lasciato in pace, per paura di "ripercussioni" da parte di uno più "duro" di loro.
Avevo diciotto anni e mi sembrava tutto piuttosto normale, perché questo era lo spirito con cui un giovane viveva a Verona negli anni '90.
Evidentemente, è così anche oggi.
Mi piacerebbe essere capace di un'analisi più distaccata, più specifica, ma sono solo pieno di tristezza e di rabbia per come la mia città viene infangata da episodi come questi.
Constato, con assoluta tristezza, che non è cambiato nulla, rispetto a 15 anni fa.
Avrete seguito tutti la vicenda del giovane veronese pestato selvaggiamente e ora in fin di vita, da parte di un gruppo di giovanissimi veronesi, simpatizzanti di estrema destra.
Ieri la notizia che un ultrà neofascista dell'Hellas Verona si è costituito alle forze dell'ordine per il pestaggio di Nicola Tommasoli. Catturati oggi altri due ragazzi del gruppo, entrambi di Illasi, paesino dell'est veronese confinante con Colognola ai Colli, il mio paese originario.
La zone è tristemente nota alle cronache anche per la vicenda di Pietro Maso (Montecchia di Crosara è poco lontano).
Gli aggressori del ragazzo veronese in fin di vita si sono tutti dichiarati appartenenti al Veneto Fronte Skinheads. In proposito, vi invito caldamente a visitare il sito del VFS e a leggere i due ultimi, deliranti, comunicati. Già che ci siete, procuratevi anche il documentario di Claudio Lazzaro Nazirock, che apre uno squarcio molto interessante su Forza Nuova e altri movimenti giovanili di estrema destra in Italia.
Ma la cosa che mi fa più tristezza è che questa storia l'ho già vista, anzi, l'ho vissuta. Nel 1994, tornando a casa dopo una sera fuori con amici, mi hanno fermato tre ragazzi, chiaramente skin e ultrà del Verona, e mi hanno chiesto una sigaretta.
Non l'avevo. Uno di loro ha tirato fuori dai jeans una catena.
Ho sempre avuto la parola più veloce delle mani e delle gambe.
Sono in classe con G.T.
Mi sono uscite queste parole. Era vero.
I tre sono rimasti un po' dubbiosi, poi hanno iniziato a farmi domande.
Sapevo dove abitava, li ho convinti. Mi hanno lasciato in pace, per paura di "ripercussioni" da parte di uno più "duro" di loro.
Avevo diciotto anni e mi sembrava tutto piuttosto normale, perché questo era lo spirito con cui un giovane viveva a Verona negli anni '90.
Evidentemente, è così anche oggi.
Mi piacerebbe essere capace di un'analisi più distaccata, più specifica, ma sono solo pieno di tristezza e di rabbia per come la mia città viene infangata da episodi come questi.
Una pura formalità
No, non è la recensione del bel film di Tornatore, ma una notizia comparsa sulla Tribuna di Treviso.
Allucinante, non ho altri commenti.
Allucinante, non ho altri commenti.
5.03.2008
Addio alla poesia corretta grappa di Romano Levi

Me ne dà notizia Leo, attraverso la newsletter della Scighera.
Anche La Stampa riporta un articolo sulla triste scomparsa.
Romano Levi aveva 80 anni ed era un vero artista. Sono uno dei fortunati che può dire di aver assaggiato le sue grappe, grazie a Leo e Dino della Scighera che me le hanno fatte conoscere.
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